Un'altra occasione mancata con la Serbia, un Mondiale ormai irrimediabilmente compromesso.
Mercoledì pomeriggio, Atlas Arena, Łódź. È il momento degli inni nazionali e mi chiedo se cambierà qualcosa in questo match rispetto a quello che si è visto durante il Mondiale. È una partita importantissima per il nostro cammino nella manifestazione, ma non solo: in queste sfide sono andati in campo ragazzi con volti spenti e zero grinta; i motivi possono saperli solo i giocatori e lo staff, ma si è vista una nazionale di livello nettamente inferiore rispetto alle sue potenzialità. Proprio per questo dispiace assistere a certe prestazioni: negli ultimi anni la squadra ha dimostrato di essere un avversario temibile e di avere anche una certa costanza, dati i vari podi conquistati. In Polonia invece qualcosa non ha funzionato. Non è servito neanche ricorrere alla panchina, perché l'atteggiamento dei nuovi entrati era lo stesso dei compagni: in questo di sicuro la squadra è stata unita.
La Serbia ha davvero dei gran giocatori, ma ieri non è stata impeccabile, anzi. Spesso ci ha tenuti vicini nel punteggio a causa di numerosi errori in battuta, ma non ne abbiamo saputo approfittare.
In attacco non siamo riusciti a sfondare, proprio per quella mancanza di convinzione e aggressività nei confronti del pallone. Il contrattacco è stato il nostro punto debole, mentre è andato molto meglio il fondamentale del muro, soprattutto nel secondo set, il più combattuto.
Non credo di aver visto molte volte il nostro allenatore, Mauro Berruto, così energico nei time-out per cercare di scuotere i nostri, come è avvenuto soprattutto nel primo set.
Ormai è andata così, mancano ancora tre partite, a cominciare da quella molto difficile di stasera contro i padroni di casa polacchi. L'unica cosa che si può sperare è che i nostri cerchino di cambiare atteggiamento in campo, che ci mettano testa, cuore, orgoglio e determinazione. Le partite si possono perdere, ma c'è modo e modo di farlo.
Serbia-Italia 3-0 (25-19 29-27 25-22)
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