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venerdì 13 novembre 2015

Jeffery Deaver - "Solitude Creek"

Ho iniziato a leggere i libri di Jeffery Deaver diversi anni fa ed è subito diventato uno dei miei autori preferiti. Il suo stile mi piace molto, scrive in modo piacevole, scorrevole e coinvolgente (una pagina tira l'altra) e riempie le trame di colpi di scena. Forse per questo mi aspetto sempre il massimo da ogni suo nuovo romanzo, a volte anche troppo probabilmente, perché con il tempo mi sono abituata al suo modo di ragionare e di dare vita ai vari personaggi: mi è capitato di intuire chi fosse il vero assassino nella parte iniziale e ci sono rimasta abbastanza male, perché una delle cose che apprezzo di Deaver è che riesce sempre a sorprenderti. 
Ma chiudiamo questa parentesi!

Continuo a leggere ogni sua uscita, quindi non potevo perdermi il nuovo caso di Kathryn Dance. L'argomento principale è molto interessante, ma poco consigliato a chi soffre di claustrofobia: l'assassino non usa armi per uccidere, ma il panico che si diffonde tra le persone quando si sentono in trappola, cancellando ogni tratto di umanità, come se un interruttore si spegnesse nelle loro teste. 
Una frase breve ma ricca di significato è: «La gente era in grado di cancellare centinaia di anni di evoluzione in pochi secondi», ed è proprio quello che avviene nel libro. 

Il lettore non deve cercare di capire chi è il colpevole, perché la sua identità viene rivelata presto. Deaver concentra le attenzioni su più casi da risolvere e sulla vita privata di Kathryn Dance, approfondendo il lato sentimentale e i personaggi di Wes e Maggie, i suoi figli. 
La protagonista è un'esperta di cinesica, risolve i casi soprattutto attraverso l'interpretazione del linguaggio del corpo, eppure l'autore in "Solitude Creek" non tiene molto in considerazione questo tratto distintivo. 

Un buon thriller in generale, scorrevole e con un'idea di base interessante ed efficace (l'effetto panico), ma meno avvincente di altri romanzi dello stesso autore.         



             

lunedì 9 novembre 2015

MotoGP Valencia: vincono Lorenzo e, purtroppo, l'antisportività

Di solito non scrivo post polemici, negativi, ecc, ma questa volta sono proprio arrabbiata, delusa e tante altre cose, quindi ho deciso di buttare giù i miei pensieri. 

Sono una grandissima tifosa di Valentino Rossi, ma questo non cambia le cose: avrebbe potuto esserci chiunque al suo posto e me la sarei presa comunque, perché l'antisportività e certi atteggiamenti mi danno proprio fastidio in generale. 
Rovinano lo sport. 
Rovinano tutto. 
Anche se non fosse successo tutto quello che è successo nelle ultime settimane, Jorge Lorenzo avrebbe potuto vincere il titolo lo stesso (7 gare vinte, gran seconda parte di stagione, partenze a razzo che solo lui sa fare...): ok, in quel caso complimenti a lui e tanto dispiacere per l'occasione persa da Rossi. Invece no, hanno trasformato la MotoGP in una grande farsa e nient'altro. 

Devo ammettere che Marc Márquez mi ha proprio fregata: mi piaceva, perché è un pilota che ce la mette sempre tutta in pista, che va al 100% e oltre, che lotta senza arrendersi, che ha sempre il sorriso sulle labbra anche quando non va tutto alla perfezione. 
Non so, forse quello era il "Doctor Márquez Jekyll" e ora ha preso il sopravvento il "Mister Márquez Hyde". 
Attenendomi solo a quello che ho visto nella gara di ieri (altrimenti scrivo un post lungo come un poema epico-cavalleresco) c'è da chiedersi: ma chi è quel tipo che corre con la moto di Márquez? Più passavano i giri più restavo senza parole: ma come, dichiari che lotterai per chiudere la stagione in bellezza, vincendo l'ultima gara e poi passi 30 giri a scortare come un bodyguard un tuo avversario? Era davvero troppo evidente: ne aveva nettamente di più, ma non ha mai provato a superarlo (proprio lui, mister ci provo sempre e comunque), anzi, andava addirittura largo per non centrare Lorenzo in pieno. 
L'unico momento in cui ha mostrato segnali di vita è stato quando Pedrosa l'ha superato. Sì sì, proprio casuale la cosa. L'ha rimesso subito in riga, per non correre il rischio che poi andasse a infastidire Lorenzo. 

La cosa divertente è che mentre Márquez continuava a negare di aver favorito Jorge (ma come si fa a negare l'evidenza??), quest'ultimo, ai microfoni di SkySport, ha dichiarato che le Honda ne avevano di più, ma i suoi colleghi hanno capito che si stava giocando il Mondiale ed essendo spagnoli come lui l'hanno aiutato a far rimanere il titolo in Spagna. 

Per la Honda le accuse di Rossi sono inaccettabili. Ma l'avete vista la gara? E avete sentito le dichiarazioni di Lorenzo? La risposta ad entrambe le domande ovviamente è sì, ma evidentemente ci tengono a coprire la facciata. 

Avrei tanto voluto vedere una gara vera, in cui ognuno pensava per sé e non a fare dispetti a qualcuno o a favorire qualcun altro. Avrei voluto vedere un Campione che conquistasse il titolo esclusivamente per i propri meriti e non per clamorose concessioni altrui. Che vinca il migliore! Così dovrebbe essere. 
Avrebbe avuto la meglio Rossi o Lorenzo? Non si sa ed è un peccato non poterlo scoprire. 

Purtroppo è andata così, non si può tornare indietro. I fischi sul podio, però, dicono tante cose, soprattutto perché la gara era in terra spagnola. 

Aggiungo un "Grazie, Vale!", perché ci ha fatto sognare per una stagione intera e perché continua a mettersi in gioco sempre e comunque. Non gli è stata data la possibilità di giocarsi il Mondiale, ma per me il vero Campione resta lui.