Ho iniziato a leggere i libri di Jeffery Deaver diversi anni fa ed è subito diventato uno dei miei autori preferiti. Il suo stile mi piace molto, scrive in modo piacevole, scorrevole e coinvolgente (una pagina tira l'altra) e riempie le trame di colpi di scena. Forse per questo mi aspetto sempre il massimo da ogni suo nuovo romanzo, a volte anche troppo probabilmente, perché con il tempo mi sono abituata al suo modo di ragionare e di dare vita ai vari personaggi: mi è capitato di intuire chi fosse il vero assassino nella parte iniziale e ci sono rimasta abbastanza male, perché una delle cose che apprezzo di Deaver è che riesce sempre a sorprenderti.
Ma chiudiamo questa parentesi!
Continuo a leggere ogni sua uscita, quindi non potevo perdermi il nuovo caso di Kathryn Dance. L'argomento principale è molto interessante, ma poco consigliato a chi soffre di claustrofobia: l'assassino non usa armi per uccidere, ma il panico che si diffonde tra le persone quando si sentono in trappola, cancellando ogni tratto di umanità, come se un interruttore si spegnesse nelle loro teste.
Una frase breve ma ricca di significato è: «La gente era in grado di cancellare centinaia di anni di evoluzione in pochi secondi», ed è proprio quello che avviene nel libro.
Il lettore non deve cercare di capire chi è il colpevole, perché la sua identità viene rivelata presto. Deaver concentra le attenzioni su più casi da risolvere e sulla vita privata di Kathryn Dance, approfondendo il lato sentimentale e i personaggi di Wes e Maggie, i suoi figli.
La protagonista è un'esperta di cinesica, risolve i casi soprattutto attraverso l'interpretazione del linguaggio del corpo, eppure l'autore in "Solitude Creek" non tiene molto in considerazione questo tratto distintivo.
Un buon thriller in generale, scorrevole e con un'idea di base interessante ed efficace (l'effetto panico), ma meno avvincente di altri romanzi dello stesso autore.
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